lunedì 24 luglio 2017

La prima volta a GARDALAND di Ambra - parte uno: IL VIAGGIO e il SEA LIFE

Gardaland Sea Life - un leone marino.



Il mese di febbraio era iniziato da pochi giorni. A causa della mia sconfinata voglia di essere sempre in giro stavo navigando per il web alla ricerca di qualche posto carino dove poter trascorrere un fine settimana con Ambra, giusto per rendere più piacevole l'attesa delle sospirate vacanze estive. Passavo da un blog all'altro alla ricerca di qualche idea quando mi imbatto per caso in un nome che mi evoca dolci ricordi: Gardaland. Amo i parchi a tema e Gardaland è quello che conosco meglio, il primo che ho visitato all'età di tre anni con mamma e papà e quello nel quale sono stata più volte. Mi lascio guidare dalle emozioni ed entro in quel sito col solo scopo di guardarmi qualche foto di quei luoghi che conosco così bene e magari fantasticare su come sarà la prima volta a Gardaland di Ambra, ma appena entro nella home una finestra mi si apre all'improvviso con su scritto Gardaland offerta favolosa. "Vabbè entrarci non mi costa niente – mi ripeto a voce alta perché io parlo sempre da sola – tanto sarà la solita offerta ingannevole dove alla fine il risparmio sarà davvero minimo, tanto curioso un po' l'Hotel e sogno ad occhi aperti"...
...
Tre ore dopo quel click su quella finestra mi ritrovavo sempre a quel tavolino, davanti allo stesso computer a stampare il vaucher di questa offerta favolosa che avevo prenotato per giugno. L'offerta favolosa che non ho saputo rifiutare consisteva in una notte nel Gardaland Hotel con colazione a buffet, ingresso al Sea Life e al parco per 77 euro a persona (Ambra data l'età non ha pagato). E così eccomi qui a raccontarvi la prima volta di Ambra a Gardaland!!!

Siamo partiti verso le 7.00 anche se io sarei partita molto, ma mooolto prima però non eravamo soli quindi ci siamo dovuti "adattare" anche agli orari degli altri. Dopo nemmeno 50 km eravamo già fermi a fare colazione in autogrill... lì ho iniziato a fare i primi esercizi di respirazione per stare calma però non tutti hanno la mia stessa visione del "girare", i miei ritmi, quindi l'unica cosa che ho potuto fare è stato continuare con la respirazione quel viaggio che stava proseguendo liscio e a rilento, ma per fortuna senza più tappe. All'altezza di Desenzano però inizia la coda vera e propria. Gli altri (e sottolineo gli altri) decidono di uscire a Sirmione per evitare il traffico, ma questo tentativo fallisce miseramente. Ci ritroviamo così fermi sulla provinciale che collega Sirmione a Peschiera e credo che il colorito della mia pelle sia passato dal bianco/giallino pallido che ho di solito a un vivace rosa shocking con striature verdi. Mi ammutolisco e fisso il finestrino tenendo per me quei pensieri ormai sono controllo, ma per fortuna santo navigatore ci trova una sperduta strada secondaria, strettissima e polverosa che magicamente ci fa sbucare davanti alla sagoma del Gardaland Hotel.

Gardaland Hotel.
Scendo dal pulmino ancora in movimento e mi catapulto al bancone per fare il check-in, che a causa dell'affluenza e del caos creato da noi si è rivelato un processo lungo e tormentato con scambi di carte d'identità dove mio marito era finito in camera coi miei genitori e Ambra da sola con la cuginetta di 4 anni... ma poco male alla fine quello che conta è il risultato no!? Intanto l'allegra melodia tipica del Gardaland Resort inizia a distendere i miei nervi. E' quasi mezzogiorno e finalmente riusciamo a metterci in attesa della navetta che ci porterà al Sea Life.

Siamo circa un'ora e mezza in ritardo rispetto alla mia tabella di marcia (e pensare che già ero stata larga coi tempi) fa caldo, c'è tanta gente e un solo albero (anche se chiamarlo albero è un complimento; paletto con qualche foglia forse sarebbe più appropriato) a fare ombra, quindi siamo tutti molto e vicini e molto sudati, Ambra che ha dormito per buona parte del viaggio vuole fare anche quello che non può e vedere quello che non c'è, ma per fortuna il pullman arriva. Non mi dilungo troppo sulla quantità di gente presente su quel cavolo di bus e passo direttamente a quando scendiamo al capo linea. Di tutta la combriccola sono l'unica che era già stata al Sea Life... "E' di là" indico e mi metto in viaggio “a piedi!?” dice qualcuno “Perché come ci vuoi arrivare?” “Ma è lunga, ci sono i bambini... figurati se fanno fare tutti quei passi a dei bambini sotto il sole... dai Nat vai a chiedere te che sai – leccapiedi per non essere troppo grezza– ... ci sarà sicuramente il modo”. Controvoglia e con poche sperenzo chiedo a una signorina gentile, col tipico sorriso a 50 denti da dipendente di Gardaland che mi conferma che ogni tanto passa un trenino che attraversa il parcheggio, ma non ha orari ben precisi: “dipende tanto dall'affluenza” mi dice per essere più precisa... mah... vabbè... nonostante alcuni vogliano provare ad aspettare, mi impongo con un secco “io vado, voi fate cosa volete” e della serie chi mi ama mi segua mi si accodano tutti così chi brontolando e chi no camminiamo sotto il sole con Ambra né stanca e né accaldata che vuole seguire i passerotti: è piccola e curiosa, si stupisce di tutto, le piacciono le novità... è bello riscoprire il mondo insieme a lei e la monotonia, le cose banali diventano un piacere, una novità.

Gardaland Sea Life - la vasca dei leoni marini.
Finalmente entriamo nel galeone del Sea Life, ma prima di timbrare il biglietto stiamo ancora una mezz'oretta a discutere se sia meglio prima mangiare o prima fare il giro... roba che se avessimo visitato subito l'acquario saremo arrivati a pranzo prima di quanto siamo arrivati stando a discuterne. Quindi andiamo subito nel fast food. C'è molta gente, ma la situazione è ancora vivibile. Mentre gli altri aprono un dibattito (manco fossero scelte collettive e non individuali) se prendere i bocconcini di pollo o di pesce io cerco un tavolo libero, tanto per me che sono vegetariana sceglie il menù: trancio di pizza. Quando finalmente arriva il mio vassoio do un morso alla pizza, ma Ambra che ha già mangiato quasi tutto ha sete. Poso la pizza e le do da bere. Bevo anche io, poso il bicchiere riprendo in mano la pizza e Ambra vuole scendere. La metto giù e scappa verso la vetrata dalla quale si vedono i leoni marini, a malincuore guardo quel triangolino rosso ricoperto di mozzarella col segno di quell'unica dentata le vado dietro. Pochi minuti e arriva mio marito a darmi il cambio. Torno verso la pizza ormai fredda e con la mozzarella che ormai è diventato un blocco unico. La mangio alla veloce e in piedi perché Ambra mi chiama, vuole farmi vedere i leoni marini. Le faccio un gesto con la mano per dirle che ho capito. Mentre mi sento la pizza ancora intera nello stomaco arrivano i caffè e insieme a loro torna Ambra che vuole a tutti i costi farmi vedere i leoni marini. Do l'arrivederci anche al mio caffè con la consapevolezza che quando lo rivedrò sarà ormai freddo... Nel frattempo tutti sono andati in bagno, tutti hanno mangiato e bevuto, manco solo più io e il mio caffè gelato ... "sei sempre l'ultima" mi dice mio cognato. Ha ragione. Bevo in piedi di corsa e faccio una ghigna perché il caffè freddo non mi piace e finalmente riuscimao a cominciare il giro. Questa volta per me è la terza al Sea Life, ma l'avevo quasi completamente dimenticato. O magari dall'ultima volta ormai sette estati fa è cambiato. Rimpiango i bei tempi andati, quando riuscivo a fotografare e filmare tutto, però mi godo lo stupore della mia bimba, il suo volermi far vedere tutto, il raccotarmi di nuovo tutto il percorso all'infinito. Quando usciamo fa caldo. Davvero caldo. Ambra vede l'area giochi davanti al Sea Life, la indica e dice “ataena” “non ci pensare nemmeno”, suo papà la prende in braccio e in lontananza vedo un trenino. Sarà quello di prima che passa sporadicamente  in base all'affluenza? "Vai a chiedere" mi dice mio marito. Ambra vuole venire a chiedere con me, ma non vuole venire in braccio, vuole camminare ma è lenta... ho paura che il trenino parta senza di noi così allungo il passo, Ambra prova a starmi dietro, ma inciampa... "in baccio, in baccio" mi grida porgendomi le braccine, manco fossimo in fuga da chissà quale mostro. La prendo senza fermarmi e corriamo verso quella locomotiva che è lì solo come decoro, magari per farci qualche foto ricordo. Riattraversiamo tutto il parcheggio a piedi che è ancora più caldo di prima tra i borbottii di chi voleva aspettare la navetta e i silenzi di chi chissà quali strani pensieri sta facendo saliamo sulla navetta che è ancora spenta. Fa caldo e un bambino continua a piangere. Mi fa quasi patire, solo che dobbiamo stare lì perché si sta riempendo. Ambra vuole sapere perché il bimbo piange. Le dico che avrà caldo e sonno. Mi crede anche se continua ad avere la faccia preoccupata.

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